Suicidi di Stato, intervista a Simona Pedrazzini

PIACENZA – Dicembre 2011, la crisi avanza colpendo anche i piccoli imprenditori. Così l’imprenditrice Simona Pedrazzini apre il gruppo facebook Piccoli imprenditori e suicidi di stato. Il fine? Mostrare solidarietà a chi, come lei, sta vivendo la crisi.

Chi è Simona Pedrazzini?

Sono un’imprenditrice, ho una piccola azienda e questa è la mia vita. Io e mio fratello abbiamo impegnato tutte le nostre forze nell’azienda e speriamo di essere una di quelle che resiste.

Da dove arriva la necessità di creare la pagina Facebook?

Ho creato il gruppo omonimo a metà del dicembre 2011. Avevo sentito in TV la notizia di un paio di suicidi di imprenditori accaduti nel giro di pochi giorni, ma ne parlavano come se si trattasse di fatti meramente privati, dovuti a depressioni piuttosto che a turbe psichiche. In realtà, vivendo sulla mia stessa pelle le conseguenze di questa crisi epocale, mi sono convinta che non si trattasse di fenomeni isolati e che fosse necessario divulgare questo scempio il più possibile. Il mezzo più diretto era il web. Forse sono stata la prima a mettere sul web una cosa del genere, anche perché è un argomento considerato ancora tabù e vissuto come tale anche da parte dei familiari di chi si è suicidato. É una situazione che vivono con un certo pudore, dato che non si tratta di morte naturale ma di una morte dovuta a una situazione di fallimento che porta a gesti estremi. Ho rischiato anche di essere noiosa perché capitava di pubblicare suicidi di imprenditori disoccupati, di precari e di autonomi. Poco alla volta sono riuscita a sensibilizzare l’opinione pubblica: ora ne parlano tutti i media.

Tiziana Marrone (vedova di Giuseppe Campaniello, l’uomo che si dette fuoco a Bologna davanti all’Agenzia delle Entrate) ha dichiarato “Sono rimasta sola con i miei problemi, è questo lo schifo”. Come commentare l’assenza di fatti da parte del governo?

Non lo so. Sinceramente mi stupisce il comportamento dello Stato, ho come l’impressione che facciano l’esatto contrario di quello che una persona con un minimo di criterio farebbe in un momento come questo. Non riesco a capire come possano riportare il nostro paese alla crescita imponendo soltanto tasse ai cittadini. I grandi patrimoni non vengono toccati, oggi leggevo che dai tagli della spending review sono esclusi Quirinale, Parlamento, Corte di Cassazione: gli organi per eccellenza più costosi della nostra Repubblica e poi chiedono a noi cittadini di suggerire dove tagliare? Ma se hanno messo lì tecnici e supertecnici vogliono i suggerimenti da noi cittadini ? Allora vadano a casa, non a senso che stiano lì, a cosa serve?

Fedecontribuenti ha presentato un esposto dove accusa il Governo e Equitalia (definito ente inutile e dannoso) di essere gli unici responsabili dei suicidi di stato. Che ne pensa dell’iniziativa e cosa sta succedendo di concreto?

Di concreto credo stia succedendo poco o niente. Per esperienza mi sembra che le banche siano meno pressanti di quanto fossero prima e la stessa Equitalia è meno aggressiva. Devo anche dire che la mia esperienza personale con Equitalia – e devo dire che ho delle radiazioni in corso anche io perché sfido una qualunque azienda oggi a non avere dei pregressi – è buona. Io ho trovato sempre molta comprensione dal parte del personale di Equitalia, gente che deve obbedire a una normativa di riscossione che è sbagliata. L’ha fatta il Parlamento e quindi è il Parlamento italiano che dovrebbe render conto del numero esagerato dei suicidi, considerando anche il fatto che noi, come imprenditori, è dal 2008 che siamo in crisi e a oggi abbiamo superato i 3000 suicidi. L’unica cosa da fare sarebbe modificare le regole di riscossione, perché un debito che è di 5000 euro diventa nel giro di pochi giorni di 15000 se uno non riesce a pagare quanto deve. Lo Stato dovrebbe promuovere una moratoria nei confronti dei morosi perché noi, in definitiva, siamo considerati morosi soprattutto per il fatto che le pubbliche amministrazioni non pagano i loro debiti. Quindi non possono pretendere di esser e pagati alla scadenza dal sessantesimo giorno quando loro pagano (se pagano) a distanza di 5/6 anni.

E’ a conoscenza dell’iniziativa di stilare una lista nera di quegli enti pubblici che non pagano?

Noi piccoli, come gli autonomi, non abbiamo un gran potere contrattuale nei confronti delle PA. Abbiamo bisogno di lavorare per cui, se una PA ti manda un ordine di lavoro, sei ben contento perché poi emetterai la fattura. Ma questa fattura, che tu porterai allo sconto in banca, se non ti viene pagata entro i 90/120 giorni stabiliti da contratto, ti viene poi addebitata sul conto corrente. Oltretutto, non solo per pagarti ma anche per assegnarti il lavoro, le PA richiedono il Durc, documento unico di regolarità contributiva. E’ un po’ difficile che di questi tempi le aziende abbiano un durc regolare. Non sei regolare? In questo modo loro legittimano il fatto di non pagarti: è un gioco un po’ sadico.

La maggior parte degli imprenditori dichiara di non sentirsi rappresentato da nessun tipo di sindacato. Come rispondere?

Infatti la mia idea sarebbe quella di creare un sindacato a rappresentanza dei piccoli imprenditori: siamo il 94% dell’economia nazionale e non abbiamo nessun genere di rappresentanza, nessuno che tuteli i nostri diritti. Siamo gli invisibili ed è questo il momento giusto per muoversi e per essere finalmente rappresentati presso le istituzioni. Sono molte le nuove realtà politiche nascenti, io sono in attesa di trovare la mia giusta collocazione e mettere in piedi questa cosa.

L’iniziativa del 4 maggio (la marcia organizzata da Tiziana Marrone per ricordare le vittime della crisi) è stata pensata per dare la possibilità alle vittime della crisi di incontrasi e scambiarsi idee.

Soprattutto per dire a chi è in difficoltà di non sentirsi solo perché è la solitudine che ti porta al suicidio. Non sentirsi solo e non sentirsi l’unico che non è stato in grado di fare quello che avrebbe dovuto fare: sorreggere la propria famiglia, dar da mangiare ai propri figli. Non è così.  Io spero che sia arrivato il messaggio: non sei solo, non è colpa tua, è colpa di un sistema. Per questo ho creato la pagina dove continuo a ricevere tantissime email disperate. Cerchiamo di indirizzare verso associazioni che possano dare il necessario supporto: ce ne sono già diverse e una la vorremo creare anche noi in qualità di Piccoli imprenditori e suicidi di stato, ma sono cose che uno non riesce a fare nel giro di pochi giorni e il tempo è poco, sta scadendo, non credo che reggeremo ancora molto con questi sistemi.

Come procede il lavoro di “Speranza al lavoro”, creata dalle figlie di due imprenditori morti suicidi?

Le associazioni come Terra Ferma o le associazioni dei familiari delle vittime della crisi hanno psicologi e soprattutto collegamenti con Banca Etica e possono riuscire a far avere aiuti concreti a chi ne ha bisogno. E’ chiaro che rimane il problema del pudore nell’esprimere la propria situazione, così si conta sul fatto di vincere questo pudore per incentivare a rivolgersi verso chi sa come trattarti e aiutarti. Noi possiamo soltanto indirizzare verso certe realtà, ma io non sono uno psicologo e soprattutto non sono Banca Etica e quindi l’aiuto che posso dare sta nel confortare queste persone. Abbiamo anche un gruppo di avvocati che si è offerto di fare consulenza gratuita a chi ne avesse bisogno. Speriamo che la mattanza finisca e che lo Stato faccia qualcosa anche se io ho i miei dubbi e penso che le maniche dobbiamo tirarcele su da soli. Se ci lasciassero carta bianca, sono sicura che tireremmo ancora in piedi l’Italia per quello che è realmente, non un paese di mangiatori di pizza e suonatori di mandolino, ma un paese pieno di gente per bene che lavora e sa lavorare. Credo che meritiamo qualcosa di più.

Quanti contatti riceve al giorno?

Tantissimi. Dopo poi la trasmissione Terra! sono stata invasa da email e contatti, tra la pagine e il gruppo siamo più di mille persone. Spero di non leggere più notizie di suicidi perché la vita è troppo importante e va vissuta qualunque cosa accada. C’è sempre un’altra possibilità, non finisce con una banca, non finisce con Equitalia. Vorrei dire alla famiglia di un imprenditore o di un’imprenditrice che sta vivendo un momento così pensate di stare vicina ai loro cari perché è l’amore della famiglia che aiuta a risolvere tutti i problemi, trovando la comprensione necessaria a restare uniti. Mi ha stupito il seguito della mia inziativa, non avrei mai pensato di arrivare così forte nelle coscienze delle persone. Bisogna fare, il blabla lo fanno in troppi.

Intervista pubblicata il 02 Maggio 2012 su YOUng

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2 pensieri su “Suicidi di Stato, intervista a Simona Pedrazzini

  1. brava Simona,specialmente quando dici che siamo il 94% dell’economia nazionale,ma non siamo rappresentati da nessun sindacato,anzi ,siamo nelle mani di tutti i sindacati ,e fanno di noi singoli,ciò che vogliono,e tutti i giudici danno loro ragione,noi siamo già colpevoli,fin quando non proviamo il contrario.

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