Lezioni di giornalismo: la manipolazione

Il giornalismo e la manipolazione, l’intervento di Antonello Caporale alla Facoltà di Scienze politiche “R. Ruffilli” di Forlì

FORLI’ – Qual è il ruolo del giornalista nella resa della realtà? Di che natura è il rapporto instaurato con il suo lettore? E in che modo il giornalista può incappare in errori dovuti ad una (in)consapevole manipolazione? Antonello Caporale, noto giornalista di Repubblica, ci parla di come il giornalismo sia spesso affetto da manipolazione, sia per consapevolezza che per inconsapevolezza del giornalista stesso. Caporale non nasconde come questa sia una professione che pretende sacrifici e suole consumate proprio per non incappare in una resa dei fatti assai superficiale che mortifica in prima istanza la qualità del giornalismo stesso.

Si potrebbe dire che, alla maniera di “stay hungry, stay foolish”, il giornalista di Repubblica abbia voluto rivolgere ai suoi giovani interlocutori non solo un consiglio, ma anche un lieve grido d’aiuto: “ardore e passione” per salvare il giornalismo. Parte così il viaggio fra ricordi, esperienze di vita e di lavoro che hanno fatto del 12 marzo una preziosa lezione di giornalismo.

Così Caporale tenta di confrontarsi con una generazione nascente di giornalisti e le domande a bruciapelo non tardano ad arrivare. “Chi di voi sente il bisogno, la mattina, di sfogliare un quotidiano?”. Le poche, timide mani alzate danno il via al campanello d’allarme: in Italia si legge, ci s’informa troppo poco e questo è sintomatico di una società malata, la stessa società di cui sono figli quei giornalisti che hanno confuso una vocazione con un mestiere dei tanti. Caporale racconta anche che non era in grado di aprire il proprio manuale di Diritto Privato prima di non aver spulciato un buon quotidiano, appassionandosi perfino a quei ricordi lontani che si nascondono nei necrologi.

Tuffiamoci nei meccanismi di produzione dell’informazione: a Caporale non piace parlar troppo di teoria e via con gli esempi concreti. Via con la cronaca locale e con quella che il giornalista ci mostrerà essere la manipolazione dell’informazione. In un certo senso, dice Caporale, la manipolazione dell’informazione è una cosa naturale com’è naturale per un panettiere mettere le mani in acqua e farina, raccogliendo tutto quello che la notizia, come materiale grezzo (fonti), ha da offrire.

Manipolazione, rappresentazione, affresco della notizia: potremmo perderci in infiniti termini per raccontare quello che accade nell’officina del demiurgo dell’informazione. Ma una cosa è certa, una valanga di aggettivi illustrano i fatti contribuendo a illuminare o meno la qualità dell’informazione.

Secondo Caporale, uno dei problemi più grandi del giornalismo è la disponibilità: non solo di mezzi ma anche di tempo. Arriva l’esempio del giornalista di cronaca locale che spesso si trova a confrontarsi con la copertura di fatti dislocati in posti spesso distanti l’uno dall’altro. Poniamo il caso di dover coprire tre incidenti stradali nel forlivese e di non potere presentarsi fisicamente in ogni “scena del delitto”. Nel riportare i tre casi, il giornalista potrebbe incappare in una resa dei fatti assai superficiale. Un resoconto completo vanterà la presenza del giornalista sul posto dell’incidente, le versioni degli incidentati e magari anche quella di un testimone, oltre al resoconto delle autorità competenti. Ma via via le informazioni (e soprattutto il tempo) diminuiscono fino a che il giornalista non può far altro che riportare i fatti per come descritti (in questo caso) dall’autorità competente. Qui s’innesca un meccanismo di manipolazione della notizia che induce a riportare informazioni non accertate ma, ciononostante, accreditate come vere. Di qui la conclusione di Caporale: “il potere manipolatorio di un giornalista è enorme per un incidente stradale, figuriamoci per il resto”.

Da lì Caporale passa alla descrizione del giornalismo sportivo, definito come un “giornalismo massivamente manipolatorio” e descrivibile, nella sua aridezza, con un massimo di 200 parole. Per finire un’analisi del caso di B. e di quel che ne derivò dalla commistione fra prescrizione e assoluzione, responsabilità da addossare assolutamente alla manipolazione giornalistica. Parallela l’analisi della fotografia, importante nella costruzione di un articolo quanto il contenuto dell’articolo stesso all’interno di un background più generale che fa riferimento alla comunicazione tutta. [per approfondimenti vedere lo storify]

La frase visceralmente più significativa? “Il giornalismo è una cosa sofferta – dice Caporale – un qualcosa che mentre scrivi ti fa assumere posizioni strane fino a farti provare dolore”. La nostra informazione è frutto di quel dolore piacevole che anima le passioni più vere.

Qui uno storify con i contributi degli allievi del corso magistrale in Mass Media e Politica di cui, per mia (s)fortuna, faccio parte.

Stay tuned.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...