“Siamo esseri umani, non bestie!”

Ripropongo un vecchio articolo pubblicato su ilpinocchio.it (attualmente non più in linea) e ripreso sia da InformareXResistere che dal sito di Giulio Cavalli (Sel).

La situazione dei CIE in Italia peggiora di giorno in giorno. Le rivolte sono sempre più numerose mentre per la stampa è impossibile dare risonanza all’accaduto. E intanto ci si chiede quale sia veramente il rapporto tra istituzioni e informazione.

BOLOGNA – La rivolta, quella vera, è iniziata. Le prime avvisaglie di un disagio taciuto fin troppo a lungo iniziano a farsi strada anche nei Centri d’identificazione ed espulsione. Evidentemente il 24 agosto la tensione nel CIE di Via Mattei (Bologna) era tanta. Materassi dati alle fiamme e lanci di oggetti contro gli agenti di polizia. La situazione, evidentemente degenerata, si è conclusa con l’arresto di una donna nigeriana di 29 anni. L’accusa? Resistenza a pubblico ufficiale.

A placare la rivolta un unico protagonista: il manganello. Una telefonata anonima proveniente dal centro parlava di un brutale pestaggio e di almeno due donne ferite. Notizia prontamente smentita sia dalla polizia che dalla Questura e dalla Direzione del centro, mentre le donne si trovavano effettivamente in infermeria. Non si tratta però di un episodio isolato. Nel Giugno scorso era stata vittima di percosse una giovane tunisina presente nel CIE romano di Ponte Galeria. A confermare l’ipotesi anche le parole di Giulio Cavalli, Consigliere regionale di Sel: “ogni volta che si entra in questi centri si sentono persone denunciare i pestaggi e le violenze subite. Ormai è un fatto accertato”.

Documentare la situazione è pressoché impossibile poiché il 1 Aprile 2011 la stampa, come qualsiasi altro organo d’informazione, ha ricevuto il divieto tassativo di avvicinarsi ai Centri d’identificazione ed espulsione. Preoccupato per la situazione, il Consigliere regionale della Fds Sconciaforni ha chiesto il permesso di entrare nel CIE di Bologna, almeno per potersi accertare delle condizioni di salute delle recluse. Le donne che ha incontrato parlavano di bastoni e percosse e Sconciaforni stesso ha riportato di aver visto di persona i lividi su mani e braccia, dovuti presumibilmente allo scontro con la polizia.

A nulla è valsa la manifestazione “LasciateCIEntrare” del 25 Luglio, quando i giornalisti hanno rivendicato a gran voce il diritto di avere accesso alle strutture. Per la deputata del PD Sandra Zampa è evidente che “il Governo non vuole che gli italiani sappiano cosa sta succedendo lì dentro”. La Federazione Nazionale della Stampa ha più volte chiesto delucidazioni circa il provvedimento. Numerose anche le richieste ufficiali rivolte al Viminale per eliminare le restrizioni previste dalla circolare n.1305, frutto del Ministro degli Interni Roberto Maroni. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. “Questo bavaglio è inaccettabile – la dichiarazione di Roberto Natale, Presidente della Fnsi – c’è il dovere di trasparenza delle istituzioni su questi centri! Le disposizioni sine die non sono da paese civile!”. Da parte del Presidente dell’Odg Enzo Jacopino una sola dichiarazione: “è evidente che siamo scomodi!”.

La risposta che Odg e Fnsi si sono visti recapitare è “non potete entrare perché sareste d’intralcio”. Ma da quando fare informazione è diventato d’intralcio al normale decorrere degli eventi? Non è forse incostituzionale vietare la libertà d’espressione e d’informazione? La stampa è unita nel pensare che il divieto di accesso nasconda ben altro, ovvero condizioni di vita inaccettabili e soprusi che violano anche i diritti di base. E l’unico materiale disponibile (foto e video rubati con il cellulare) non fa altro che confermare le terribili ipotesi avanzate dagli organi d’informazione.

“I centri, così come sono, non hanno motivo di esistere” commenta Livia Turco, a suo tempo ideatrice dei CPT. I deputati, una volta visitati i CIE, si sono schierati a favore dei giornalisti per far si che l’Italia venga a conoscenza di queste strutture, che sono “vere e proprie strutture detentive” prosegue la Turco. Intanto Raffaella Cosentino e Stefano Liberti hanno presentato, in qualità di giornalisti, un ricorso al Tar del Lazio contro la famosa circolare n. 1305. “I CIE sono un monumento alla violazione della Costituzione” denuncia
Furio Colombo, esponente laziale del PD.

La situazione precipita drasticamente se, oltre alle percosse subite, si aggiunge l’autolesionismo. Da parte della polizia un’unica frase: ”se non volete venire con le buone, la prossima volta facciamo alla nostra maniera”. Inoltre il disagio dei migranti non è stato certamente allievato dall’ultima novità in materia: prolungamento della permanenza fino a 18 mesi. La detenzione obbligatoria, perché di detenzione si tratta, ai danni di persone che non hanno commesso alcun reato inizia a farsi pesante. È del 9 settembre la notizia
della fugga di 21 “detenuti” dal CIE di Via Galeria.

Dai migranti detenuti una sola domanda : “Non siamo animali, non siamo delinquenti, perché ci tengono qui dentro?”

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