Walking Avenue C

Housing is a human right.

Questa frase l’avreste potuta leggere facilmente per le strade di alphabet city, New York. Almeno 10 anni fa. Questo era il motto di Dos Blocks, nello stesso modo in cui “This land is ours” troneggia ancora sull’entrata del C-squat. Sui suoi gradini potrete facilmente trovare Hassan, una tazza di caffe’ e un po’ di compagnia. A non troppi blocks da lì ABC no Rio. Ritratti che si dissolvono, identità cancellate con la stessa facilita’ con la quale e’ stata tolta la scrittadel CBGB. Tu chiamale se vuoi espropriazioni.

Così si viveva nella New York anni ‘80. Live fast, die young e  una gran voglia di cambiare il mondo. Queste sono le emozioni di Hassan a cui, per dirla tutta, l’energia non manca ancora. Hassan avrà 70 anni e da almeno 15 vive al 155 di Avenue C.

Per chi non la conosce Alphabet City  rimane una zona dell’East Village poco interessata anche dal passaggio di metropolitane. Prendi un autobus da Delancey Street e lasciati trasportare finché le strade non aumentano. 7th, 8th, 9th, 10th. Lentamente, su Loisaida Avenue. Loisaida? Lower East Sider? Si, appunto.

Hassan dice che è stato a Brindisi ma che soprattutto ha girato il mondo e le sue mani parlano molto più di lui. Ci scambiamo qualche parola sulla ville lumiere, giusto il tempo di rispolverare qualche parola di francese: il mio e il suo. Mi racconta che si ricorda Place des Vosges ma tempo un bicchere di caffè (si, quello scrauso Americano che ti fa passare la voglia anche di chiamarlo caffè) e già vaghiamo per le strade di Parigi alla ricerca del Jeudi Noir. Lui non li conosce più ma giura che c’è stato un tempo in cui quelle parole non gli suonavano così lontane. Ci raccontiamo di Bologna e mi chiede della situazione in Italia. Brutte storie quelle… gli racconto che ci abbiamo provato almeno un po’.

Lui mi dice che adora l’Asia ma soprattutto che Parigi è troppo grande per un newyorchese. Giurerei di aver sentito male ma Hassan, in questa città che mano a mano diventa parodia di sé stessa… si trova bene, si trova meglio.

Allora inizia l’esplosione di colori e un viaggio all’interno del 155 di Avenue C. Il profumo è quello di casa, di birra sgasata, pittura fresca e un lieve sospiro. “Qualcuno sta dormendo, è stata una lunga notte” spiega sorridendo Hassan. Una scala, qualche passo e un materasso per terra, questa è la semplicità quotidiana di questo signore che, a tratti, mi ricorda un Babbo Natale. Uno decisamente più vero di quelli che trovi nel superficiale meltingpot newyorchese… e allora ti rendi conto che quest’americanità ti sta uccidendo e che hai bisogno di gente vera.

Adoro i quartieri popolari, c’è sempre buona musica, gente con cui ballare e brindare. Mi piacciono i piccoli supermercati, i saluti e le domande sincere.  Un po’ come quelle che ci facciamo io e Hassan. Mi piace sentire che quell posto è stato comprato a un dollaro un po’ come mi piace camminare con il naso all’insù. Là: dove c’è il sole, dove c’è musica. Hassan mi racconta di concerti punk hardcore, di capeli coorati  e di giovani in fuga. Mi dice che le epoche d’oro finiscono con gli affitti e allora non posso far a meno di pensare al 59 Rue de Rivoli. Connessioni.

Iggy pop direbbe “I’m gonna need a miracle tonight on avenue B”. Ma stavolta, caro Iggy, ti stai sbagliando… I need a miracle, tonight, on Avenue C.

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