Di fretta

Di fretta… una settimana di fretta?

Eppure, a quest’ora, una settimana fa, Roma e una domanda sul futuro. E’ sempre piacevole arrivare a Termini e chiederti che cosa ti attende nella città eterna. Di fare amicizia con un pakistano o con un caro signore che in mezzo a Piazza fiume inizierà a strillare ” a’ chiccaaaaaaaaaa, ‘r llaccioooo!!” e perderti nei mille cartoni di succo di frutta che si tiene intorno.

Ti capiterà di conoscere un buffo giornalista del TG5 e un barista che ti fa pagare 90 centesimi il cappuccino anche se sei dietro il ministero delle diseconomie. Ti capiterà di conoscere gente che viene da tutta Italia giusto per crederci un po’ e finire a mangiare arancini parlando di cinismo e storie varie. Magari di bere un caffè al ginseng in Sapienza. Ti capiterà di innamorarti un centinaio di volte e di renderti conto che la tua preziosa bottiglietta d’acqua è rimasta là, proprio dietro il ministero delle diseconomie. Ti capiterà di pensare che forse, e dico forse, è proprio arrivato il momento di smetterla con le cagate e che… ma no, c’è ancora tempo per la valigetta, la giacca e la cravatta.

Ti capiterà di sorridere sentendo quel romanaccio coatto che ti piace tanto, ti capiterà davvero di sorridere quando ti ricorderai che anche se non c’hai l’acqua, perlomeno c’hai le fontanelle… e così via. Di perdere lo sguardo in metro fino a ritrovarti alla Garbatella e chiederti… “eh??????” e poi all’isola Tiberina, godendoci un po’ perchè la allestiscono a festa, mentre in realtà rosichi da paura perché l’unica cosa che volevi era sederti vicino all’acqua a leggere un bel libro e no, non è la stessa cosa stare sull’argine. MAI.

Ti capiterà di veder passare mille autobus e credere che sia sempre il 105, quello di tante serate e di tanti anni fa. E poi di camminare e di ricamminare per tornare in Via Urbana e trovare un po’ di familiarità. E poi i percorsi delle manifestazioni, gli autobus e di nuovo la metro e la Sapienza e i turisti spagnoli che vogliono vedere la bocca della verità. Eh no, non parlo spagnolo. Ad ogni angolo una canzone, per ogni canzone un pezzo di memoria e per ogni ricordo un sorriso. E la borsa che sbatte sul ginocchio. Semplice.

E poi arriva l’ora, e ringrazi Trenitalia per essersi fatta scucire un 60% di sconto bell’e buono. Stessi paesaggi, stesso buio. Eppure lo capisci quando stai partendo la Termini, è una sensazione… c’è sempre un po’ di malinconia. Volti che si ripetono, volti che si scambiano. Il treno è vuoto e così resterà. Ancora una volta c’hai lasciato il cuore e poi la mente…

Silenzio, sbatti, veloce, treno. Brevemente Santa Maria Novella e poi è lei… unica, imitabile Bologna con quel caldo afoso che fa tanto casa, quasi più del binario 1 est. “Siete fuori? ah no? siete a casa?”.

Siediti.

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